Il buco dentro agli occhi o il punto dietro la testa
2014 Cotignola museo varoli

giovanni blanco

giovanni blanco

Prima e dopo della testa #1(Vanitas), matrice in zinco, inchiostro calcografico, gesso, grafite e pittura murale, 2009-14
Prima e dopo della testa #2(Vanitas), tecnica mista su carta, cornice in ferro, 2008-12

giovanni blanco

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Ritratto di Maricetta, olio e vernice spray su tavola e su muro, 30×20 cm, 2006-2014

giovanni blanco

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Ritratto di “Ugghiermu”, olio su tela, giacca a strisce cucita da mia madre, 2010-2014

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Ritratto di F.L., olio su tela, inchiostro calcografico su carta, 2011-2014

giovanni blanco

giovanni blanco

Studio di ritratto di Darwin, pastello su carta, vernice spray su vetro, su legno, su muro, 2014

 

 

Quel che conta è la direzione, la linea che lo sguardo è portato ad amare. Si
trattasse pure di un destino, di un piccolo canto che scuce la bocca, quando la
luce invade la parola.
Del primo appuntamento col tuo ovale ne ho fatto un miraggio; forse l’unico
sbocco della carne, l’oggettiva misura della sparizione. In testa ho deposto il
pane, dorato nel miele, come a ricordare le pietre antiche.
Che bello aver gli occhi quando il volto si fa nudo! Per quella cascata di
muschio tra le pupille che il giorno regala, al sorgere muto della mia
immagine.
Sarà che nella bava della pittura ho raccolto il tuo pudore, arginando,
attento, il liquore fresco delle tue labbra.
Ancora un altro volto, la ripetizione della nebbia che svapora tra i capelli.
Li ho scarmigliati ad uno ad uno, la matematica contro il vento.
Così ho sottratto ragioni al nostro tempo, destinandoti al labirinto dell’
icona. Lo so che mancano le preghiere, e tu fingi di posare immobile, nel
terremoto ingoiato dal respiro.
Ho tracciato nuovamente il tuo volto, come fosse un grande paesaggio, tra le
radici del naso e il monte della fronte. Al centro, ho solcato la neve: quel
bianco immacolato che dimora sulla tua pelle.

 

Per l’evento espositivo “Selvatico.Tre/Una testa che guarda”, ho messo in
rassegna alcuni volti dipinti dal 2006 al 2014. E’ il tentativo di inanellare
esperienze tra loro eterogenee, finanche contraddittorie, che nel tempo hanno
stabilito un dialogo sensibile con la mia ricerca espressiva. In questa
rassegna di presenze, mi sono reso conto talvolta di essere inciampato nella
parabola infuocata degli affetti, come a scandire i giorni e i mesi che la
memoria ha saputo distillare. Alcuni di questi esiti portano il segno antico
del ritratto altri, svincolati dal processo della mimesi, si mescolano alle
ombre e al diafano furore della luce. Questi volti saturano la superficie, non
sono affatto portatori di parole leggere, e fremono silenziosi del contrastato
divenire del loro apparire.
A Cotignola una piccola parte di essi verrà fatta cortocircuitare con lo
spazio, ma anche con i “codici visivi” con i quali, di volta in volta,
entreranno in contatto. E’ ancora il tentativo di ridefinire il rapporto
simbolico con l’altro, cancellando ogni gerarchia linguistica, recuperando il
rapporto esperienziale che ogni opera stabilisce col proprio autore-fruitore:
un gesto moltliplicato all’infinito che ritorna ad essere metafora di un’unica
parola.