Historiae #0
2019 Ispica ex macello

artisti coinvolti:

Giuseppe Armenia, Giovanni Blanco, Aldo Taranto, Ettore Pinelli, Sandra Rizza, Mela Salemi, Francesco Lauretta, Sebastiano Mortellaro, Filippo Leonardi, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo Rub, Concetta Modica & Carmine Andrè Catacchio, Daniele Cascone

Veduta dell’installazione stanza n°1

Senza titolo, inchiostri calcografici su carta (monotipo), cm 195x 246, 2019

Senza titolo, inchiostri calcografici su carta (monotipo), cm 195×196, 2019

Veduta dell’istallazione stanza n°2

Senza titolo, inchiostri calcografici su carta (monotipo), cm 246×130, 2019

 

HISTORIAE è il titolo che Francesco Lauretta ha suggerito per questo evento. Esso è stato desunto dalla raccolta di poesie di Antonella Anedda. Il libro è un prisma di luce e ombre, di visioni e silenzi.
Sono d’accordo con chi sostiene che il fare artistico risponda sempre a un atto critico, nel dialogo con l’altro, col mondo, separato e misterioso, e te stesso. Un fare che ti pone in ascolto con tutte quelle forze a cui non sai dare un nome, balbettando ad ogni tentativo perché consapevole della distanza che ti separa dalla parola quando è il tempo a modellare i significati.
Gli spazi dell’Ex Macello di Ispica mi hanno portato a considerare il punto di vista del corpo appeso, sottosopra: postura tragica e mitica al contempo, dove a volersi immedesimare si perde ogni certezza prospettica e non solo. Una sospensione radicale, l’abisso che separa il corpo dalla gravità. La morte del respiro, ma non della presenza.
Ho dipinto tre grandi monotipi, un cavallo e un toro, due simboli e due costanti in dialogo col territorio, esposti in maniera tale da attivare un’oscillazione di senso, più un appendiabiti che sorregge due mie giacche.
Risale a qualche mese fa il primo sopralluogo in questi spazi, ignaro che si trattasse di un ex macello. Coincidenza ha voluto che proprio in quei giorni la lettura delle poesie di Ivano Ferrari, dal titolo “Macello”, provocasse in me affondi e commozione fino alle lacrime.
Nella sala che ho scelto ho trovato due appendiabiti di metallo, di dimensioni e colori differenti, due rettangoli vuoti che ho subito letto come schermi di visione, finestre capaci di indicare altro dalla loro funzione ordinaria. Mi sono detto: che ci fanno due appendiabiti in un posto così?
L’Ex Macello, ubicato all’ingresso del Parco Forza, da anni è il risultato di interventi e di scelte che poco hanno a che fare con la propria origine, ma è grazie all’incontro con questi due “objet trouvé” che ho capito che taglio dovevo dare al mio intervento.
L’inseguimento di quella prima suggestione, seppure istintiva e non convenzionale, consistente nel fissare a testa in giù a soffitto gli oggetti presenti, mi ha dato l’opportunità di ripensare anche alla collocazione delle mie pitture, mettendo in discussione alcune certezze.
Historiae è un modo di oscillare diversamente, di sentire la pittura come un luogo in cui cadere.