Giovanni Blanco è nato a Ragusa nel 1980. Vive e lavora a Modica.
giovanniblanco80@libero.it

 

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto.”
Jorge Luis Borges

 

 

Ogni mio progetto espositivo è sempre generato da un’esperienza diretta con la realtà, tuttavia, ogni significato si forma in rapporto con gli eventi della storia e della memoria, che mi guidano nel dare forma, ogni volta, ad un canovaccio tematico. I soggetti delle opere si concatenano come parti di un immaginario poetico concepito per cicli narrativi, così ogni singola immagine è pensata come un frammento di un discorso più ampio. Vivo l’esperienza della pittura come un mezzo e mai come un fine. Per me il quadro è un dispositivo aperto, portatore di sconfinamenti, attraverso il quale cerco di organizzare pensieri che sappiano restituire la pluralità del mio sguardo.

 


Non amo leggere le realtà in modo univoco e definitivo. Voglio darmi sempre nuove possibilità nel comprenderla, pur fallendo; so bene che ogni immagine è sempre portatrice di un equivoco
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Nel tempo mi sono reso conto che la pittura non è solo un linguaggio espressivo, con tutte le qualità e le valenze che si porta dietro (antropologiche, spirituali, storiche, ecc.), ma anche un luogo. Un luogo che sa far convergere al suo interno sentimento e poesia, esperienza e fallimento, vicinanza e attrito.
In altre parole, l’esperienza, sorta di termometro della vita dell’individuo, è ciò che scuote e articola la visione. Quando questa fa ingresso, premendo dentro di me, non posso far altro che nominarla e incarnarla attraverso la pratica della pittura. Diversamente, ogni atto del dipingere risulterebbe un gesto vuoto, narcisistico e privo di mordente.